Dopo aver trascorso due mesi interi a girare in lungo e in largo la Thailandia, posso dire con sincerità che questo Paese è tanto affascinante quanto contraddittorio. Spiagge da cartolina, templi millenari, cibo delizioso e quella gentilezza dei locali che conquista. Ma dietro l’immagine patinata che si vende ai turisti, esiste un lato ben più oscuro che raramente viene raccontato. Sarebbe meglio dire, in realtà, un lato che tutti conoscono ormai, ma nessuno tira fuori: i lati oscuri del Paese dei Sorrisi.
Ho deciso di scrivere questo articolo per raccontare proprio quei lati nascosti della Thailandia, quelli che ho visto con i miei occhi muovendomi dall’estremo sud al Nord, dal confine di Padang Besar fino a Pai. Non lo faccio per sminuire il Paese, ma per offrire uno sguardo più onesto, critico e consapevole, lontano dalle brochure turistiche.
Stanco di chi, soprattutto in un’epoca come la nostra, deve far vedere sempre e solo le cose belle della propria vita, dei propri viaggi e delle proprie esperienze.
Il nostro viaggio in Thailandia fu accompagnato da questa serie di esperienze che volevo provare. Volevo vedere con i miei occhi ciò di cui la Thailandia, il paese rinomato al mondo per la felicità e i sorrisi, ha di “segreto”. Volevo constatare i lati oscuri del Paese dei sorrisi.
Amo la Thailandia, amo il suo popolo. Amo un pò meno i turisti che la vivono.
DISCLAIMER:
In questo articolo parlerò della mia esperienza personale, per cui potenzialmente non condivisibile da tutti. Il mio scopo non è quello di criticare altri. Ritengo però che leggere un articolo così, prima di partire, mi sarebbe stato molto d’aiuto, per questo ho deciso di parlarne. Tengo a precisare e ribadire che non voglio attaccare nessuno in particolare, ciò che scrivo è frutto del mio punto di vista più o meno condivisibile.

La legge di domanda e offerta
Proviamo a soffermarci su questa cosa: la legge di domanda e offerta. Se la domanda di un bene continua ad aumentare o aumenta l’offerta o aumenta il prezzo. In questa Thailandia contradditoria il prezzo non aumenta, perchè la forza lavoro necessaria a colmare la domanda c’è e non manca, quindi aumenta l’offerta. La prostituzione in Thailandia è un problema concreto, reale ed illegale. Avete sentito bene: illegale. Solo che viene tollerato, ampiamente direi.
Così come l’Elefante. L’Elefante in Thailandia è un animale sacro, ma, allo stesso tempo, per colpa dei turisti (soprattutto asiatici), continuano i maltrattamenti a loro spese (qui mi collego al bellissimo articolo di Giulia sull’esperienza Etica degli Elefanti in Thailandia). Animali sacri trattati come macchine da soldi e donne – a volte ragazzine – che praticano il lavoro più antico del mondo in quantità impressionanti.
Tutto questo è frutto di domande sempre più crescenti, a cui loro si adattano facendo anche cose che non vorrebbero fare (vedi video di Progetto Happiness sui LadyBoy di Bangkok). Perchè tutto questo? Sono sbagliati loro che cercano uno dei tanti modi per sopravvivere o sono sbagliati i “turisti del sesso” che cercano squallido divertimento per appagare il proprio ego a pochi spicci?
Phuket: l’Ibiza dai prezzi thailandesi
Partiamo da Phuket, l’isola che molti considerano un paradiso tropicale. E in parte lo è. Ma bisogna avere il coraggio di guardare oltre il mare turchese e le palme.
Phuket oggi è diventata, senza mezzi termini, l’Ibiza dai prezzi thailandesi, probabilmente il capostipite dei lati oscuri del Paese dei Sorrisi. Negli ultimi anni il turismo di massa è esploso, trascinato soprattutto da una presenza sempre più ingombrante di turisti russi benestanti. Parliamo di imprenditori, persone con un tenore di vita elevato, che hanno trasformato interi quartieri dell’isola.

I prezzi? Di conseguenza, alle stelle. Ci si ritrova in una bolla economica in cui il costo della vita per i locali è diventato insostenibile. Gli affitti salgono, i ristoranti tradizionali chiudono per lasciare spazio a locali glamour e boutique di lusso. E mentre i turisti scattano selfie nei beach club, molti thailandesi fanno fatica ad arrivare a fine mese. La bolla dell’overtourism nella Thailandia contradditoria.
Patong Beach e la prostituzione aggressiva in Thailandia
Se c’è un luogo che sintetizza il lato oscuro di Phuket, è Patong Beach. Di giorno, una spiaggia affollata e rumorosa; di notte, un circo a cielo aperto.
Qui la prostituzione è ovunque, in modo sfacciato e aggressivo. I “lady bar” si susseguono uno dopo l’altro, con ragazze che si offrono apertamente ai passanti, talvolta anche con atteggiamenti insistenti e poco rispettosi. È impossibile non notare il degrado morale che aleggia tra le vie di Bangla Road. Pensate che, passando con Giulia mano per mano in quella via, più volte fummo fermati insistentemente, nonostante la palese coppia di fatto che dimostravamo di essere!
Mi ha colpito profondamente vedere uomini occidentali, spesso di mezz’età o anziani, passeggiare mano nella mano con ragazze giovanissime, chiaramente comprate per poche migliaia di baht. Non c’è romanticismo, non c’è rispetto, solo un disgustoso mercato della dignità umana per soddisfare la fragile insoddisfazione di una vita triste.
Bangkok: tra modernità e contraddizioni sociali
Dopo Phuket, ho spostato la mia attenzione a Bangkok, la caotica e affascinante capitale della Thailandia. Anche qui, sotto i grattacieli scintillanti e i centri commerciali infiniti, si nasconde una realtà ben diversa.
Nei famigerati Soi di Bangkok, le vie laterali del quartiere di Sukhumvit o Silom, la prostituzione è altrettanto diffusa, se non più organizzata. Soi Cowboy e Nana Plaza sono nomi noti a chiunque abbia messo piede nella città, vere e proprie “zone franche” del turismo sessuale e la prostituzione in Thailandia.

Le luci al neon, la musica martellante, i “go-go bar” pieni di ragazze in abiti succinti. Tutto sembra un grande parco giochi per turisti in cerca di evasione, ma dietro c’è una realtà ben più amara. Le giovani donne, spesso provenienti da aree rurali e povere del Paese, finiscono nel giro della prostituzione per necessità, spinte da condizioni economiche disperate.
Pattaya: la “Rimini” della prostituzione
A meno di due ore da Bangkok si trova Pattaya, una località che un tempo era famosa per le spiagge, oggi tristemente nota, a mio parere, come la Rimini della prostituzione. Il parallelismo con Rimini è puramente goliardico, la associo non come dispregiativo, ma come somiglianza in termini di lungomare, il quale, a mio parere, ci assomiglia parecchio. Trovo Rimini bellissima ed è uno dei posti più distanti da Pattaya in tutti i termini.
Ci recammo a Pattaya per una notte prima di dirigerci verso la fantastica isola di Koh Chang. Volevo vedere come mai fosse così rinomata a livello globale quella città. Uno dei lati più curiosi della Thailandia contradditoria.
Pattaya rappresenta forse l’apice del degrado. Qui il turismo sessuale è talmente normalizzato da essere diventato quasi parte integrante dell’offerta turistica ufficiale. Camminando lungo Walking Street è impossibile non imbattersi in due cose: migliaia di donne, ragazzine o Ladyboy, e in uomini occidentali, spesso palesemente disgustosi, che “accompagnano” ragazzine thailandesi o scrutano la mercanzia come fossero al supermercato.

Non si tratta più solo di prostituzione nascosta: è un mercato alla luce del sole, alimentato da una domanda costante e, a mio avviso, moralmente inaccettabile.
Un Paese diviso tra paradiso e realtà amara
Nonostante tutto questo, la Thailandia resta un Paese meraviglioso. Ho avuto la fortuna di esplorare zone meno turistiche, isole ancora incontaminate da questi “problemi”, piccoli villaggi dove l’autenticità resiste e la gentilezza delle persone è genuina. Senza tutti quei lati oscuri del Paese dei sorrisi.
Ma non possiamo ignorare le profonde contraddizioni che il turismo, soprattutto quello di massa e sessuale, ha esasperato con la prostituzione in Thailandia. Mentre Phuket si trasforma (anche se lo è già probabilmente) nella Ibiza asiatica e Pattaya si svende al peggior tipo di turismo, le disuguaglianze sociali crescono e il tessuto culturale si sfalda. Trasformando l’amore e la felicità nel vedere un turista nel proprio Paese in rancore e rabbia.

Una riflessione personale
Non scrivo queste righe per scoraggiare chi vuole visitare la Thailandia. Anzi, credo che conoscere anche i lati nascosti del Paese sia fondamentale per un viaggio più consapevole e rispettoso, nonostante la Thailandia contradditoria e tutti i suoi nessi.
Da parte mia, dopo due mesi vissuti tra spiagge paradisiache, ottimo cibo salutare e vicoli pieni di contraddizioni, mi porto a casa un amore sincero per la cultura, la natura e la gente di questo Paese. Ma anche una profonda amarezza per ciò che il turismo irresponsabile sta distruggendo. Soprattutto la prostituzione in Thailandia, una piaga ben radicata.
Vi invito a viaggiare con gli occhi aperti, evitando di alimentare quei circuiti che calpestano la dignità delle persone. La Thailandia merita rispetto, non solo selfie sulla spiaggia o serate nei bar a luci rosse.
Se scegliete di visitarla, fatelo con consapevolezza.
Cercate i lati oscuri del Paese dei Sorrisi, ma senza dimenticarvi del perchè siete lì. Non cercate solo la Thailandia contradditoria.
I thailandesi sono persone meravigliose, trattatele con rispetto e vi daranno il mondo.
Da 10 anni a questa parte ho visitato quasi tutta l’Europa e l’Asia. Ho fatto del viaggio e della crescita personale un motivo di vita che mi ha portato a scrivere un libro. All’alba dei trent’anni ho deciso di condividere le mie esperienze, sperando di poter aiutare qualcuno a vivere a pieno la propria vita, in viaggio e non.
